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19 set 2015

Bad Religion + The Interrupters - 02.09.2015 - Live @ Live Music Club (Mi) by Markez


Qualche settimana fa vicino sono tornati a farci visita ancora una volta i Bad Religion e ancora una volta il prof. Greg Graffin & soci ci hanno dato una bella lezione di punk rock. Prima di lasciare la parola ( o meglio la tastiera) al Markez, esprimerò brevemente la mia opinione.
Interrupters: Sorpresona. Non mi piace lo ska tranne qualche rara eccezione. Odio le chitarre in levare, ma questa famigliola ( 3 fratelli + moglie del chitarrista) hanno fatto davvero un bel concerto. Prendete i Rancid di "Life Won't Wait" metteteci Brody Dalle a cantare ed ecco il risultato. Simpatici ed energici: una piacevole sorpresa, da seguire con attenzione.
Bad Religion: non ci sono più parole per descrivere questa band. Standing Ovation e mille cuori.
Lascio la parola al massimo esperto in materia: ladies & gentlemen, MARKEZ!


 

Per il terzo anno di fila i Bad Religion vengono a benedirci e per la seconda volta di fila lo fanno a Trezzo.
Aprono le danze gli Interrupters, band molto simile (eufemismo) ai Rancid (in particolare quelli di Life won't wait), con la cantante che è la versione femminile di Tim Armstrong.

Fanno il loro come si deve e la gente sembra apprezzare: un punto a favore per la cover degli Operation Ivy ma ho in testa una sola cosa e purtroppo non c'è band di supporto che me la tolga. Questo è il contorno, così come le chiacchiere e i saluti con gli amici soliti e quelli nuovi della pagina italiana dei Bad Religion.
Il piatto principale arriva invece sulle note di Jesus Christ Superstar che fa da intro al nostra messa: si parte subito con l'inaspettata Spirit Shine, canzone per nulla frequente nei live della band californiana e seguita dal velocissimo trittico con cui inizia The process of belief -nell'esatto ordine-: Supersonic, Prove It e Can't Stop It. Tre schiaffi e via!

Seguono in questa folle scaletta ben tre title-track: Stranger Than Fiction, Against the Grain (anche qui la percentuale di rarità del pezzo live è elevata) e Recipe for Hate. Seguirà l'unico pezzo tratto dall'ultimo album (Fuck you) e dopo qualche canzone più recente arrivano le sorprese con The Handshake e Broken prima della commovente Skyscraper.
 La sala è piena e la gente felice, c'è meno caos del solito sotto al palco ma la partecipazione alle canzoni è ai massimi livelli quando arriva il regalo direttamente dagli anni '80 con Delirium of Disorder prima che inizi un vero e proprio tributo ad un album che è storia: No Control. Magia dal 1989.
Da questo caposaldo suonano ben 8 (OTTO!) pezzi nell'esatta sequenza-studio, tra cui due perle come Billy e Henchman. Incredibile la potenza che questa band riesce a mantenere dopo 35 anni di carriera.  
Greg Graffin intrattiene il pubblico, Jay scherza, Brian Baker è il guitar hero del genere, Brooks picchia come sempre e persino Mike Dimkich che ho ribattezzato amichevolmente "lo sciarpetta" per i suoi improponibili look è ormai "one of us".
La mia gioia personale arriva con Watch it die che avevo sempre voluto sentire dal vivo e dopo le classiche Sorrow, Infected, Generator (versione veloce e come sempre da brividi) e Punk Rock Song c'è il breve tempo per la solita pausa prima che concludano in bellezza con la Overture di The Empire Strikes First seguita dalla sua sorella Sinister Rouge: una delle canzoni più feroci ma melodiche di sempre.
Le note finali di American Jesus riempiono l'aria e finito l'ultimo coro Greg se ne va lasciando gli applausi al resto della band con un Jay Bentley particolarmente commosso che ci ringrazia di cuore. A noi, innamorati dei Bad Religion. Insomma un'altra lezione di come si suona e di come si intrattiene un pubblico, con una scaletta originale (ho contato ben 13 pezzi che negli ultimi 10 anni qui in Italia non avevano mai suonato). Applausi e basta: il countdown per il nuovo album ed il prossimo concerto è appena iniziato.

Markez 

18 mag 2015

Dwarves - 07.05.2015 - Live @ Bloom (MB)


Dopo mille anni, torno a scrivere un live-report semplicemente perchè tornano in Italia i miei amatissimi Dwarves.
L'ultima volta che li vidi fu in California in apertura agli Screeching Weasel (ho di nuovo i brividi a pensarci, vecchio report qui). e complice il batticuore da adolescente non riuscii a godermi in pieno lo spettacolo.  
A distanza di qualche anno, i protagonisti principali questa volta sono loro e le mie attenzioni sono per Blag Dahlia & Soci a questo giro con Nick "Pisellone" Oliveri al basso. 
In apertura ci sono stati gli Svetlanas, ma ho preferito vegetare mezz'ora in più sul divano e li ho skippati alla grande.
Più o meno alle 11, partono i Dwarves. I feedback provenienti dal Groezrock parlavano di uno show non proprio esaltante, probabilmente penalizzati  dallo stage troppo grande. Beh, opinione più o meno condivisa da tutti i presenti al Bloom i Dwarves hanno spaccato!!!!
Sarà che ero super carico per l'occasione, ma hanno fatto uno show pazzesco, riproponendo i classici della band più i pezzi più fighi dell'ultimo album, Scaletta pressoché simile al concerto di Berlino, che potete vedere qui. Visti gli orari improponibili per un giovedì, il concerto termina dopo solo 45 minuti e senza encore (perchè?); giusto il tempo di salutare qualche amico e scambiare due chiacchiere con Blag Dahlia tranquillamente a suo agio fuori dal Bloom, si scappa verso casa, saltando il banchetto (alè per il mio portafoglio!).
The Dwarves Are Still The Best Band Ever!

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06 feb 2015

Semprefreski - 31.01.2015 - Live @ Rocket Bar (PA) - Trovasi un mondo punk rock by Debra Jean

Se dicessi che i Semprefreski sono uno dei gruppi più fichi che l'Italia abbia mai cagato dico una bugia? Ho la presunzione di dire di no. Così, quando iniziò a circolare la news della reunion, mi sono chiesto se era il caso di fare la pazzia ed andare a Palermo. Perchè ci sono reunion e reunion. E questa senza dubbio era da non perdere. 
La pazzia non l'ho fatta ma... stiamo lavorando per voi.
Comunque...la cara Palmi - in realtà missione segreta per abbuffarsi di panelle - ha partecipato al mega evento celebrativo dei 10 anni del Rocket Bar e le abbiamo proposto di scrivere due righe per noi.


Il braccio di un orangotango e Ciaccio dei Semprefreski 


Report del concerto dei Semprefreski a Palermo.
No.
Report di come io ho vissuto il concerto dei Semprefreski a Palermo.
Meglio.
A me non frega un cazzo di riportare la scaletta, di dire come fossero vestiti, di lamentarmi perché non hanno fatto Dread (bugia, di quello mi frega moltissimo) o di triturare le balle su come fossero i suoni: sono tutte cose marginali e sono tutte cose che si possono trovare in rete: la scaletta è su Instagram, le foto su Facebook del concerto vi mostreranno tutti gli outfit dei singoli componenti della band e i suoni li giudicherete da voi su Youtube.
Quello che non troverete online è come mi sono sentita io, cosa questa che sì, per voi, potrebbe essere marginale, ma Andre m’ha chiesto di provare a fare il report della serata e questo è per me l’unico modo possibile di portarla a casa.
Metto le mani avanti dicendo che non dirò nulla di utile e anzi, con tutta probabilità, scriverò cose che chi mi conosce mi sente ripetere a intervalli di 7-8 minuti circa.
Arriviamo in mattinata a Palermo e troviamo quella che sarà la compagna fedele del nostro week end palermitano: la cassata. E la pioggia battente.
La prima attività cui ci dedichiamo è quella di procacciarci del cibo, e per tale ragione ci fermiamo, del tutto a caso, in quello che si rivelerà essere poi uno dei migliori ristoranti di Palermo. Sfumato così il colpo di culo della vita, arriva il pomeriggio.
Adorando io cimiteri, mummie, luoghi chiusi e stretti per una sorta di claustrofobia al contrario, costringo la compagnia a visitare la cripta dei Cappuccini, esperienza che si rivela per me una figata incredibile.
Breve sosta in albergo e finalmente giunge la sera.
Ci presentiamo al Rocket Bar ad un orario imbarazzante, giusto quelle 3 orette di anticipo in cui ci preoccupiamo di ingurgitare i primi (e, per quanto mi riguarda, ultimi) Bronski della nostra vita, a stomaco vuoto e su ricetta consigliata direttamente da Ciaccio (sull’autenticità della quale lui per primo, però, si mostra discretamente titubante).
Arriva il momento del concerto, ormai il Rocket Bar è pieno di gente.
I Semprefreski fanno un concerto della madonna.
Momento Treccani del report: chiariamo cosa vuol dire per me “della madonna”. 
Dicesi “concerto della madonna” una performance musicale di un complesso che suona dal vivo in cui è percepibile l’essenza del punk rock. Niente manichini sul palco, niente svogliatezza, niente mosse studiate, niente falso presobenismo, niente musi lunghi, niente Circo Orfei. Solo punk rock. 
Hanno sbagliato? Credo di sì. Si sentiva bene? Così così. Me n’è fregato qualcosa? Zero. Non è fregato a me perché sono speciale o non è fregato un cazzo a nessuno dei presenti? Non è fregato un cazzo a nessuno dei presenti. C’era una genuinità totale quella sera, sia sul palco che sotto al palco, non mi prendo la briga di parlare a nome di tutti... anzi, lo faccio: eravamo tutti soddisfatti. 
Dai, sei lì e ti metti a cantare a squarciagola “Mileeenaaaa dice che non mi ama piùùùùù!” porca vacca sei felice, cazzo! Felice! Non devo spiegare proprio nulla.
Mi sono divertita davvero tanto, l’occasione era speciale, e ovviamente non si può prescindere dal fatto che non si vedono suonare i Semprefreski tutti i week end, questo ha giocato a loro favore in termini di affluenza ed entusiasmo, ma ne è valsa davvero la pena prendere l’aereo (dicesi “prendere l’aereo”: viaggiare per un determinato periodo di tempo all’interno di un aeromobile. Sinonimi: cagarsi addosso, avere paura, tremare da quando appare il numero del gate sul tabellone) per poter partecipare alla reunion dei Semprefreski.
Per una sera, abbiamo ritrovato quel mondo punk rock che tutti cerchiamo.

15 gen 2015

I BUY RECORDS NIGHT #7 - 09.01.2015 - Live @ Spazio Ligera (BOOTLEG FREE DOWNLOAD)

http://www.mediafire.com/download/n1q7aa3t5eoi226/I_Buy_Records_Night_#7_-_Ramones_Tribute_-_The_Gabbas_+_Ratbones_+_Riccobellis.zip

Ancora una volta un lungo silenzio, ancora una volta promesse che difficilmente riuscirò a mantenere. Mentre l'organizzazione delle IBRN procede alla grande, la gestione del blog sta diventando sempre più complicata e nonostante la volontà mi è difficile scrivere anche due cazzate. Ho qualcosa come 3 recensioni che devo solo pubblicare, perdonatemi (intendo le band, eh).
Detto questo, il 2015, si prospetta sicuramente molto interessante per I BUY RECORDS, stiamo lavorando su tanti fronti, nel frattempo cosa possiamo dirvi?
Sicuramente diamo il benvenuto a El Moya  per essere entrato a far parte della 'zine.
Classico bomberone italo-boliviano, passo felpato alla Joaquin Botero, si prospetta un'acquisto di spessore, presto arriveranno le sue prime recensioni! (vero Moyo???).
Con questo post introduciamo una nuova sezione dedicata ai bootleg. 14-15 anni fa, quando iniziai ad andare ai primi concerti punk ogni tanto portavo un vecchio mangianastri e registravo. Ovviamente la qualità era di merda, ma era divertente (Grazie mamma per aver buttato tutto!). 
15 anni dopo, in una nuova era tecnologica, mi sono ritrovato tra le mani un TASCAM semi-professionale (che gioiellino!!) ... mi sono detto perchè non provare? Così per la IBRN#7 abbiamo fatto il primo tentativo.
Considerando che ha un manuale con più pagine della Bibbia, che è stato posizionato a caso e che non lo so usare minimamente...direi che il risultato è stato ottimo. Con un editing audio davvero basico, il risultato è stato davvero soddisfacente. Consiglio l'acquisto a tutte le band, vi sarà sicuramente di aiuto. Ovviamente dovevo fare una cazzata, così durante la performance di Nando Senzabenza e Fab Crooks ho lasciato erroneamente il TASCAM in stand-by. Delusione enorme. Chi era presente potrà confermare che è stata una performance a dir poco strepitosa. 
Colgo l'occasione per ringraziare di nuovo tutti quelli sono venuti alla IBRN#7 (ma anche agli auto-proclamati paladini dei Ramones che non sono venuti, voi si che avete capito tutto), ad Ame e Nico dei Bumpkins/SNAFU 'zine per il prezioso aiuto nell'organizzazione, a Leo per il flyer, a Martino e Marco di Ramones Sniffing Poster, al Ligera per averci concesso lo spazio e soprattutto a Nando, Fab, ai Gabbas, ai Riccobellis (e Fabio),  Ludo Ratbone, Enri Gluesniffer per aver sostituito Paolone (dai, ringrazio anche te!) salvandoci il culo qualche ora prima del concerto.
Ci siamo divertiti, e con tutti i nostri limiti abbiamo voluto omaggiare la nostra band preferita. Tutto qui. Se volete ascoltare, semplicemente scaricate dal seguente link, anche in questo caso è gratis.


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23 ott 2014

The Menzingers + Smith Street Band + The Holy Mess - 8.10.2014 - Live @ Paradiso (Amsterdam)


Escono le date del tour europeo dei Menzingers. Niente Italia. Urge una soluzione, e la meta più papabile sotto molti punti di vista è Amsterdam, per me #1 city in the world e, tra le tante mete raggiunte dai Menzingers non ho avuto particolari dubbi nell'effettuare la scelta.
Travelling crew composta dal sottoscritto + Paolino e Matteo, livornesi doc e grandissimi amici. Avrebbe dovuto essere della partita anche la mia ragazza, che però a causa di un volo annullato all'ultimo ha dovuto tristemente rinunciare.
Il viaggio per arrivare ad Amsterdam via Ryanair è eterno e riusciamo a raggiungere l'hotel per le 18.30, giusto il tempo per prepararci e avviarci a piedi (ben quattro minuti di strada) verso il Cafè Paradiso, locale di cui ho sempre sentito parlare ma che non avevo mai avuto modo di testare di persona. Per quanto momentaneamente avvolto nei ponteggi, il Paradiso è in linea con l'architettura cittadina, da fuori potrebbe tranquillamente essere scambiato per un museo o un edificio storico. Dentro è uno spettacolo, le aree comuni (ci sono più sale e più eventi in contemporanea) sembrano hall di hotel di lusso, con lampadari e scalinate con tappeto rosso. Lasciamo giacche e felpe al guardaroba e per le 19.20 (inizio previsto del concerto alle 19.45, l'alba praticamente) siamo al bar per la prima Heineken e per la prima foto sotto il palco. Tutta la stanchezza della giornata viene dimenticata e iniziamo a sentire l'emozione pre-concerto. Nel giro di mezz'ora il locale è stipato (sold out, la sala contiene circa 200 persone, per dare un'idea come l'area concerti dell'Honky Tonky).
Alle 19.45 attaccano gli Holy Mess, da Philadelphia. Non sono ancora riuscito ad ascoltare il loro ultimo album, Comfort in the dischord, per cui per me sono una novità assoluta. Si presentano con cantante/bassista del tipo Matt Skiba meets il cantante dei Placebo, con tanto di Rayban da vista cerchiati in bianco e unghie smaltate nere. I due compari di band sono in smanicato nero e barba. Spaccano davvero il culo, musicalmente e stilisticamente ricordano gli Alkaline Trio più aggressivi. I pezzi sono immediati e molto orecchiabili, davvero una bomba! (Ho ascoltato con attenzione i dischi una volta a casa, confermo la mia opinione).
Chiudono dopo mezz'ora e lasciano il palco agli australiani Smith Street Band, che mi ero colpevolmente perso al GroezRock. Band molto originale e particolare, chitarre pulite, tempi dispari, voce urlata e testi chilometrici. Attaccano con Sigourney Weaver, dal penultimo lavoro No one gets lost anymore, poi si procede con Don't fuck with our dreams, I can't feel my face, un paio di pezzi nuovi. Da quando li conosco, i loro dischi accompagnano i miei momenti di relax casalingo (colonna sonora perfetta per lavare i piatti), ma qui l'atmosfera è tutt'altro che tranquilla, anche i pezzi più lenti sono suonati con grande precisione e cattiveria. Il cantante è uno spettacolo nello spettacolo, gesticola un sacco e con l'accento australiano fortissimo non può che risultare simpatico. Unica pecca, forse, i pezzi un po' troppo lunghi (ne suonano 8 in 35 minuti di scaletta), ma pazienza. Chiudono con la doppietta When I was a boy I thought I was a fish e Young Drunk.
Cambio palco di circa dieci minuti dove guadagnamo la frontline e ci prepariamo, spiando le scalette. Parte la intro, i Menzingers salgono sul palco e il pubblico impazzisce. Paolino tira fuori dalla tasca una bandiera tricolore con il logo dei Menzingers fatto con lo scotch nero in centro, la sventola qualche secondo e lo appoggia sul palco. Puntuale arriva il roadie a tirarlo via, pensiamo che la trovata sia durata poco, invece la bandiera viene fissata sulla cassa della chitarra di Tom May e lì rimarrà, risistemata all'occorrenza.
I Menzingers giustificano in pieno il viaggio fatto per vederli; attaccano con I don't wanna be an asshole anymore, dall'ultimo Rented World, poi pescano qua e là dagli ultimi tre dischi, vanno avanti con Burn after writing e I was born. Subito dopo si prosegue con The obituaries, The talk, Ava House e Where your heartache exists, quest'ultima attesissima dal sottoscritto. Su questo pezzo, durante il momento di silenzio post-ritornello, Paolino inizia nel silenzio più assoluto a fare con la bocca il giro di basso introduttivo del bridge; il bassista non lo segue e si perde via, ridendo insieme al pubblico.
La band non perde colpi e continua ad infilare pezzoni, Gates, My friend Kyle, Hearts Unknown, Time Tables, Nice Things, per concludere con la fantastica In Remission.
Stop di un paio di minuti poi la band rientra per gli encore; chiedono: “Who are the Italians?”, noi alziamo le mani, loro ringraziano e ci dedicano Rodent, seguita a ruota da Casey e da una Roots Radicals che parte così a sorpresa che quasi non ce ne rendiamo conto. Concerto incredibile, più i pezzi sono depressi e disperati più la band riesce a proporli in una dimensione live né depressa né disperata, davvero ottimi.

Alle 22.30, tutto è finito. Stiamo in giro un po' nel locale per fare qualche foto e chiacchierare con le band e fare acquisti al banchetto. Poi è tempo di uscire e lasciarci guidare dalle strade di Amsterdam (in cui continuo a perdermi come uno stronzo, nonostante ci sia stato un milione di volte). Grazie a Paolino e Matte, vi voglio davvero bene ma cambiate squadra!

06 set 2014

Blondie + Carnabys - 03.09.2014 - Live @ Circolo Magnolia (MI)


L'estate è ormai finita, e dopo aver mandato anche IBR in vacanza per oltre un mese inauguriamo la  nuova stagione con un concerto bomba: BLONDIE.
Vi risparmiamo chi sono e cosa hanno rappresentato, ma soprattutto eviterò banali commenti su quanto possa essere ancora fottutamente sexy a quasi 70 anni la nostra Debbie Harry. Ok, mi sento tipo quelli che stanno fissa per la categoria di youporn milf/mature ma chi è stato al concerto ieri sera, sono certo che concorderà con me.
Si preannuncia il pienone, quindi con il soldato Pvt Rehab di SNAFU riteniamo opportuno andare al Magnolia presto per evitare fila all'ingresso e scambiare qualche chiacchiera in tranquillità.
Photo Credit: Francesco Prandoni
Una volta dentro, è bellissimo notare il "contrasto generazionale": molti giovanotti, ma soprattutto tanti ultra 50enni (sono quasi certo che il signore al mio lato per tutto il concerto ne aveva almeno 60.. ) che probabilmente conservano ancora con affetto Penthouse del febbraio 1980.
Ad aprire la serata sono stati i Carnabys. Non mi piace affatto l'indie o comunque quel rock che suonano loro... non me ne vogliate, ma non mi sono piaciuti affatto. Stendiamo un velo pietoso sulla giacca del cantante. Manco mio padre ne metterebbe una così brutta. Comunque ho notato che qualcuno tra le prime file ha apprezzato 'sti inglesi. Meglio per loro. Le 22:25 sono il momento tanto atteso, si alzano mille telefonini al cielo e un po' alla volta fanno l'ingresso tutti e 6 i musicisti...ovviamente tutti i flash sono diretti verso Debbie Harry, ma non mi vergogno a dire che i miei occhi erano puntati anche verso Elvis Ramone o se preferite Clem Burke. Ok, suonò solo 2 concerti con i Ramones.. ma è sempre stato un Ramone e sfoggiava  anche la maglietta del CBGB giusto per mettere in chiaro le origini.
I pezzi scelti per la scaletta sono praticamente i super-classici della band come One Way Or Another, Call Me, Maria, Atomic, Dreaming, ecc.., qualche pezzo nuovo (Debbie perdonami ma sono orribili ) più la classica cover dei Nerves di Hanging on The Telephone e una inaspettata dei Beastie Boys di (You Gotta) Fight For Your Right (To Party).
In generale è stato un concerto molto divertente, la band era in ottima forma e la bella Debbie riesce a scaldare gli animi e gli ormoni nonostante non sia più così giovane. Nonostante qualche battuta a vuoto, nel complesso concerto promosso a pieni voti.
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